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Posted by on mag 12, 2014 in Blog | 0 comments

A SPASSO NEL DESIGN alla ricerca del COLORE

A SPASSO NEL DESIGN alla ricerca del COLORE

Milano Design week 8-13 aprile 2015

Cosa mi porterò negli occhi e nel cuore?

La sorpresa dell’apparenza, la sensorialita’ accattivante degli allestimenti e delle location (tra antichi palazzi veri o simulati e loft intriganti) è qualcosa di estremamente seducente che lascia il segno! Un percorso svolto in 3 giorni frenetici tra Tortona, Rho, Brera, Statale, Fabbrica del Vapore … per captare il cuore pulsante della città, diventata Design stesso in ogni angolo.

A Moooi ho dato un premio speciale per l’emozione e la magia creata con le foto di Massimo Listri come vestito dell’allestimento. Un timore quasi religioso prova chi è nuovo al design o chi non è avvezzo ai trucchi sapienti di forme e colori, di chi riesce ad aggiungere luogo a luogo, con l’uso di gigantografie sulle pareti di sfondo agli arredi. Il tema dell’altrove dialoga con il prodotto di design, a volte rendendolo più potente del contesto, a volte nascondendolo.

E’ il caso di Kartell che nello stand a Rho, attraverso la preziosità dell’uso dominante dell’oro, contorna e offre al visitatore le plastiche multicolore e ci fa riflettere sul saggio detto che “non è tutto oro ciò che riluce”, evidenziando e confermando la preziosità della plastica per la fantasia dei designers e per i benefici dei consumatori.

Molte Aziende hanno messo in mostra le rivisitazioni delle collezioni, rinfrescando i prodotti attraverso l’uso determinante dei colori (Hartek, Hansen, Meritalia). Nello storico showroom Cassina di via Durini, il nuovo look della mitica chaise-longue di Le Corbusier abbinato alla linea Luis Vuitton conferma che il settore moda continua ad essere una spinta propulsiva per il design del mobile e spesso lo anticipa. Un’immagine estremamente sensoriale cattura invece nello stand di Cassina a Rho Fiera, in cui l’architetto giapponese Sou Fujimoto ha disegnato una foresta fluttuante per far dialogare design e innovazione in un setting naturale: un habitat che trasmette al visitatore un immediato senso di benessere, percependo un equilibrio intrinseco tra l’uomo, la natura, il comfort e la casa. Il lusso sobrio degli arredi, esposti in colorazioni neutre e calde, diventa lussureggiante attraverso il tema delle piante verdi sopra di noi, moltiplicate nel gioco degli specchi. E’ un invito all’apertura dell’interno verso l’esterno, con una natura amica che “si interiorizza” facendoci riconciliare con ciò che è fuori di noi.

In altri spazi invece fa eco l’arte del riuso, del riciclo, un consiglio anche per reagire alla crisi, che fa mettere il lusso da parte e che si esprime attraverso la manualità, il colore, con usi originali e sorprendenti. Come nello spazio Rossana Orlandi, che premia la capacità di essere visionari. Altrove, nella splendida cornice dei Chiostri dell’Umanitaria, nello spazio di Paola Lenti prevale il taglio pulito delle forme rese ricchissime dall’uso sapiente ed incisivo di materiali e colori: insieme esprimono la visione del vivere l’esterno e l’interno incentrata sulla filosofia del mobile, funzionale ed elegante, semplice e longevo, in cui il colore appare come centro dello spazio visivo, come vivificante ed equilibrato legame fra natura e prodotto. L’intreccio di ogni misura – tema innovativo tra tutti i prodotti milanesi di moltissime Aziende – dialoga con forza insieme ai colori dagli abbinamenti audaci ma di grande armonia e gusto, colore che spesso prevale sulle grandi forme. Di grande fascino il clima cromatico percepito nei suggestivi portici, che simula atmosfere che lasciano correre la memoria al glamour di Portofino o ai profumi e ai suoni del Marocco, mettendo in gioco le nostre sinestesie percettive.

Un coinvolgente percorso sensoriale ci accompagna con i colori firmati Oikos attraverso i chiostri e le splendide sale di Palazzo Cusani, in cui l’azienda celebra i suoi 30 anni di attività creativa nel rinnovare e vestire con tagli cromatici sartoriali la materia delle superfici.

La ricchezza di colori neutri, meno stimolanti ma più rassicuranti e meno legati alle mode, trovano in Alcantara coniugazioni tra luminosità e desaturazione, in una galleria di abbinamenti che ci ispirano l’uso di sfondi dominanti neutri, in cui il colore può avere spazio solo negli accenti. L’Alcantara è un materiale versatile, funzionale, piacevole al tatto e, soprattutto, sostenibile grazie al certificato “Carbon Neutral”. La geniale visione creata dallo studio giapponese Nendo negli spazi di Superstudiopiu’ ci mostra una parete di filari di morbidi rampicanti in piccoli coni di Alcantara che evidenzia le innate qualità estetiche e sensoriali del materiale, esaltandone le proprietà funzionali e la grande creatività di colori e texture.

Il “total White” è davvero storia passata! Tranne che da Porcellanosa che, nel doppio gioco della double room, spiazza il visitatore tra la dualità del sotto e del sopra, del bianco e del nero, della luce e dell’ombra.

Un’isola di colore che si trasforma in poesia visiva è lo stand di Gufram, che conferma lo spirito estroso e libero dell’azienda nel ribaltare le costrizioni attraverso i materiali espansi e flessibili: con Hortensia, il puff di Marcel Wanders, o Bounce, la sedia di Karim Rashid, fresca e irriverente, versatile per qualunque ambiente. Inoltre, con la poltrona paradosso di Mendini, le poltrone di Tulio Regge e l’armadio dei ricordi di viaggio di studio Job, Gufram rivendica la sua anima di pioniere nella ricerca, in un dialogo tra tecnica e arte, con stimolanti linguaggi spesso ironici e dissacranti, in cui il colore emerge con tutta la sua forza espressiva.

In via Savona, un tripudio di colori parcellizzati, ricchi e decorativi, audacemente abbinati nelle Carte da parati di Studio Job ci suggerisce storie immaginarie a cui manca soltanto il profumo reale dei classici tappeti orientali.

Tra le carte da parati, un’inattesa Armani Casa si è raffinata nel connubio con Jannelli e Volpi, in cui i rotoli si trasformano in sofisticati dipinti murali dalle finiture materiche e evanescenti al tempo stesso, che fingono benissimo l’essere quello che non sono (seta, marmi lunari …) grazie alla tecnica sorprendente.

Materiali antichi come il legno si plasmano e si colorano, altri dall’aspetto più moderno prendono il sopravvento sulla tradizione, come gli acciai delle cucine Boffi, in cui si assopisce ogni stimolo sinestetico, spegnendo focolari, odori, sapori, nascondendo le funzioni del cucinare, lasciando prevalere con il metallo l’asetticità di spazi inesplorati come in un’ipotetica cucina dell’astronauta, in cui tutto fluttua nell’immobilità del tempo.

Cosa mi porterò nel cuore?

La sorpresa di leggere in tutta la città la voglia e lo stimolo a superare con diversi linguaggi e possibilità i limiti imposti al Design dalla crisi economica che, non riuscendo a smorzare la creatività, l’incentiva rendendo l’entusiasmo contagioso e lasciandoci un messaggio positivo per il prossimo futuro.

arch. Daniela De Biase

 

 

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