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Posted by on mag 17, 2015 in Blog | 0 comments

EXPO 2015: UN VOLTO PER OGNI PAESE

EXPO 2015: UN VOLTO PER OGNI PAESE

 

Confluiscono su Milano energie, innovazioni, nuove tecnologie e scoperte provenienti da tutti i continenti del Pianeta “per far vivere al visitatore un’esperienza unica, creando consapevolezza e partecipazione in merito al diritto ad un’alimentazione sana, sicura e sufficiente, alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica della filiera agroalimentare, alla salvaguardia del gusto e della cultura del cibo”.

Ciascun Paese esprime, attraverso materiali, colori, odori e sapori la propria interpretazione del tema di Expo 2015 creando volti magici e grandi sculture urbane che fanno presagire le risorse e le bontà tipiche di terre vicine e lontane: un tetto in paglia galleggiante per il padiglione cinese, la riproduzione di una foresta nel padiglione austriaco, le dune del deserto nel padiglione degli Emirati Arabi firmato Norman Foster, un mercato coperto in legno lamellare per il padiglione francese, un giardino verticale per il padiglione israeliano, una serra a doppia navata per il padiglione spagnolo, le tradizionali imbarcazioni per il Kuwait, una pannocchia di mais per il Messico, un pianoro paesaggistico in lieve salita per la Germania, un alveare metallico per il Regno Unito, il cappello tradizionale dei coltivatori di riso, il “ngob”, per il padiglione della Thailandia, un fiore di loto per il padiglione del Vietnam.

Nei prossimi articoli del blog di Colore e.. andremo alla scoperta dei progetti più interessanti di questo grande evento che fino alla fine di ottobre farà di Milano l’ombelico del mondo.

www.coloree.it

 

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Posted by on mag 10, 2015 in Blog | 0 comments

NUTRIRE I SENSI PERCORRENDO I CLUSTER DI EXPO

NUTRIRE I SENSI PERCORRENDO I CLUSTER DI EXPO

 

L’invenzione espositiva dell’Expo di quest’anno sono i Cluster, 9 spazi comuni – Zone aride, Bio-mediterraneo, Cereali e tuberi, Cacao, Caffè, Frutta e legumi, Isole, mare e cibo, Riso, Spezie – frutto delle visionarie idee degli studenti di 18 scuole di architettura del mondo coordinati dal Politecnico di Milano, che ospitano tutti quei paesi che, per scelta o mancanza di risorse, a Expo non hanno un padiglione self-build, ma che desiderano contribuire con la loro esperienza all’evento. I cluster (grappoli) sono aree tematiche che aggregano attorno ad una filiera alimentare la vocazione di Paesi anche molto lontani tra loro: si confrontano per esempio sulle problematiche delle zone aride Spagna e Palestina, parlano insieme di riso la Cina e il Vietnam, mentre sono uniti attorno al tema del cacao due paesi agli antipodi come il Messico e la Svizzera. Ciascun Cluster è accompagnato dalle immagini di 9 grandi fotografi: Sebastião Salgado, Ferdinando Scianna, Alex Webb, Martin Parr, Alessandra Sanguinetti, Irene Kung, Gianni Berengo Gardin, George Steinmetz e Joel Meierowitz. Le loro foto, in grande formato, svettano qua e là come simboli dei relativi temi alimentari in un continuo mescolarsi di scenografia e arte.

I cluster sono costituiti da moduli prefabbricati aggregabili e rivestiti con materiali leggeri come legno riciclato, lamiera stirata, tessili speciali e molto altro ancora, che conferiscono a ciascuno un carattere ben preciso e rendono unico il relativo percorso culturale, ma soprattutto sinestetico. Infatti l’aspetto vincente di questi padiglioni è proprio la progettazione sensoriale che li caratterizza. Per esempio l’atmosfera della campagna, con i colori e i profumi provenienti dal mondo agreste accolgono il visitatore all’interno del Cluster del Riso con un paesaggio che ricorda una immensa risaia. In un gioco scenografico di specchi d’acqua si nascondono dati e curiosità che si svelano al visitatore lungo una passeggiata interattiva: il posizionamento di schermi a sfioro sull’acqua delle vasche fa sì infatti che il paesaggio naturale si fonda con il paesaggio informativo.

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Nel Cluster del Cacao invece il concept trae ispirazione dalle piantagioni delle aree tropicali e subtropicali e accoglie nello spazio comune una serie di pali di diverse altezze e forme, metafora degli alberi sotto i quali il cacao cresce. L’atmosfera è quella densa e accogliente di una foresta, dove la luce penetra dalle chiome degli alberi e si diffonde tra i padiglioni.

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Nel Cluster del Caffe’ l’architettura degli spazi richiama gli alberi all’ombra dei quali crescono le piante di caffè. I toni caldi e i colori naturali che caratterizzano l’ambiente cambiano in base alla luce che filtra dall’esterno attraverso la copertura, influendo la percezione dello spazio e dando al visitatore l’illusione di trovarsi proprio in una foresta.

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Il Cluster di Frutta e Legumi  è costellato di piccole e grandi piante da frutto che diffondono il loro profumo e invogliano il visitatore a scoprirne l’origine, la storia e le leggende. Gli spazi, i prodotti dei Paesi e le strutture architettoniche creano passaggi e giochi di luce e ombra dando al visitatore la sensazione di trovarsi in un bosco coltivato. Per unire idealmente i padiglioni, c’è una copertura di legno che ricorda una pergola.

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Il Cluster delle Spezie si dischiude al visitatore come un universo sensoriale dove l’esperienza di visita si trasforma in un vero e proprio viaggio che segue le rotte delle spezie attraversando continenti, terre e mari attraverso i loro profumi. L’allestimento espone le mappe che storicamente hanno guidato gli esploratori alla scoperta del mondo e alla ricerca delle spezie, suggerendo un viaggio tra le culture innescato da una sequenza di “aree sensoriali” che includono degustazioni, installazioni ed eventi.

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Il Cluster  dei Cereali e Tuberi accoglie e accompagna il visitatore in un insieme di colori, superfici, profumi e suggestioni che rimandano alla loro coltivazione. Un percorso che, come un fiume che scorre attraverso i padiglioni dei vari Paesi, sfocia in un grande spazio che ospita eventi e ristorazione con una copertura che richiama la forma di un grande camino.

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Il Cluster del Mediterraneo evoca invece un’atmosfera fatta di colori, sapori e odori miscelati in un’esperienza culturale unica. Il progetto è ispirato all’immagine della città del Mediterraneo e si sviluppa attorno a una grande piazza semicoperta che ospita quattro strutture dedicate alla distribuzione di prodotti tipici di quest’area geografica. La varietà cromatica del pavimento, composta da diverse tonalità di azzurro, richiama tutte le sfumature del mare che abbraccia le nazioni ospitate nel cluster.

Cluster-Mediterranneo-Expo-Milano-2015

Il concept di Isole mare e cibo è quello di “nutrire l’anima” attraverso i suoni, colori e odori tipici di questo paesaggio. Lo scroscio dell’acqua, lo scricchiolio della ghiaia, il battere sul legno accompagnano il visitatore in tutta la visita restituendo l’armonia che caratterizza queste terre. Una grande copertura in bambù sovrasta e unisce i due padiglioni che ospitano i Paesi partecipanti mentre frasi d’ autore – da Omero a Conrad, da Cristoforo Colombo a Darwin e Melville – costellano le pareti esterne dei padiglioni evocando suggestioni di isole, mari e viaggi. Il percorso termina con un cubo in cui le immagini  proiettate danno l’impressione di essere  sott’acqua.

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Il Cluster delle Zone aride infine mette il visitatore al centro di un paesaggio desertico che crea una sensazione di spaesamento percettivo: dal soffitto scende una moltitudine di cilindri semitrasparenti che investe il cluster come una tempesta di sabbia, simbolo della difficoltà di vivere e sfruttare le risorse in questi territori. I padiglioni, come silenziosi monumenti, simulano le forme di grandi rocce, cristalli e gemme di diversi colori. Sul pavimento la decorazione è realizzata con un materiale granulare che rimanda immediatamente ai granelli di sabbia. 

Cluster-isole-e-mare-Expo-Milano-2015

 

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Posted by on mag 3, 2015 in Blog | 0 comments

EXPO MILANO 2015: IL GIRO DEL MONDO ATTRAVERSO LA CULTURA DEL CIBO

EXPO MILANO 2015: IL GIRO DEL MONDO ATTRAVERSO LA CULTURA DEL CIBO

 

Con la cerimonia di inaugurazione dello scorso 1° maggio è iniziato ufficialmente il più grande evento mai realizzato sull’alimentazione e la nutrizione che l’Italia ospiterà fino al 31 ottobre 2015. Per sei mesi Milano sarà conosciuta non solo come centro finanziario industriale o punto di riferimento per la cultura e il design: sarà una grande piattaforma di dialogo e confronto attorno al tema del cibo per il futuro sostenibile del Pianeta.

EXPO 2015 sarà una vetrina mondiale in cui ogni padiglione rappresenta un viaggio nei profumi, nei sapori, nei colori e nelle tradizioni di un popolo: per tutti la possibilità di conoscere e assaggiare i migliori piatti del mondo e scoprire le eccellenze della tradizione agroalimentare e gastronomica dei Paesi coinvolti.

Il sito presenta un impianto solido a maglia geometrica che ricorda l’organizzazione degli accampamenti romani ed è attraversato da est a ovest dal Decumano, lungo 1,7 km che ospita su entrambi i lati i  padiglioni nazionali dei Paesi partecipanti e alcuni dei Cluster, e da nord a sud dal Cardo, lungo 350 metri, che accoglie il padiglione Italia.

Cardo e Decumano

Ciascuno dei quattro punti cardinali è caratterizzato da un luogo particolare:

  • Lake Arena (Nord), un bacino d’acqua il cui fondo è coperto da un manto di ciottoli scuri, crea un effetto specchio, mentre al centro si trova un sistema di fontane e l’Albero della Vita, grandiosa costruzione di acciaio e legno a metà tra monumento e installazione artistica di ispirazione rinascimentale. Circondato da gradinate, il Lake Arena è il più grande spazio aperto dell’Expo dedicato a spettacoli con giochi d’acqua e pirotecnici, concerti e spettacoli su piattaforme e palchi galleggianti, installazioni artistiche ed eventi temporanei.

Lake Arena

  • Open-Air Theatre (Sud), uno spazio aperto che, tra prato e gradinate, può ospitare fino a 12.000 spettatori, ma essendo in parte scavato nel terreno lascia libera la linea dell’orizzonte per non ostacolare le viste circostanti.

Open-Air

  • Expo Center (Ovest), progettato da Michele De Lucchi, è uno spazio coperto per eventi culturali e di intrattenimento che comprende un auditorium, dalla centrale Open Plaza preservata a spettacoli e performance e dalle sale conferenze dell’Area Meeting.

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  • Collina Mediterranea (Est), alta 12 metri, prevede un sistema di rampe che discendono dalla cima panoramica fino ai piedi dove si trova il padiglione di Slow Food, progettato da Herzog e De Meuron.

Collina mediterranea

La passeggiata lungo la World Avenue, la via più lunga dell’area espositiva, lo skyline dei padiglioni self-built disegna un paesaggio inedito. L’impressione è quella di entrare in un parco in cui le aree verdi e gli spazi semiaperti prevalgono sulle architetture monumentali tipiche di questi grandi eventi. Ciò non toglie spettacolarità all’Esposizione che tra i padiglioni dei diversi Paesi immerge il visitatore tra gli innumerevoli prodotti della natura e suggestioni sinestetiche di forte impatto rendendo l’esperienza irripetibile ed ecocompatibile.

Padiglioni self-built

 

 

 

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Posted by on apr 26, 2015 in Blog | 2 comments

MISERIA E NOBILTA’ CONVIVONO NELLO SFARZO BAROCCO DI PALAZZO LITTA A MILANO DURANTE LA SETTIMANA DEL DESIGN

MISERIA E NOBILTA’ CONVIVONO NELLO SFARZO BAROCCO DI PALAZZO LITTA A MILANO DURANTE LA SETTIMANA DEL DESIGN

 

Durante il Design week milanese, teatro di creatività e innovazioni all’insegna dell’abbondanza e del consumismo appena scalfito dalla crisi, ci ha emozionato l’inusuale tema dell’estetica della miseria nella mostra “Aesthetics of Misery” (nell’ambito della collettiva trasversale sul tema dei materiali da progettazione “A Matter of Perception: Products & Materials”).

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Nei magnifici saloni del seicentesco palazzo Litta, con un contrasto stridente seppure armonioso, il percorso della mostra lascia scoprire i temi della precarietà e della decadenza attraverso i modelli di 16 scenografie sociali dal forte impatto emotivo, realizzati dagli studenti del primo anno del Laboratorio di Design degli Interni (Scuola del Design del Politecnico di Milano) tenuto da Michele De Lucchi e Andrea Branzi.

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Straordinario e provocatorio e’ l’approccio didattico su un tema spesso espresso in arte, cinema e letteratura ma estraneo alla cultura del Design: analizzare il deteriorarsi della materia nel tempo, partendo dai bisogni primordiali dell’uomo che nella miseria riesce a creare ripari temporanei ma funzionali, con la creatività generata dalla necessità del vivere quotidiano, per noi originale fonte di ispirazione progettuale.

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La drammaticità del tema della povertà viene espresso ed evocato attraverso materiali, colori e dettagli costruttivi, realisticamente realizzati a mano, senza l’aiuto di tecnologie avanzate. I materiali sono stati abilmente deteriorati e invecchiati dal tempo, spesso con brutale realismo, esponendoli all’acqua o a processi chimici forzati che hanno ricreato i colori giusti. Il legno bruciato, il metallo arrugginito, il tessuto sdrucito, sono ricoperti da un inesorabile velo di sporcizia che trasmette incertezza, decadenza, precarietà: fango, polvere, fuliggine in tutte le struggenti gradazioni dei grigi, potenziate da una sapiente illuminazione.

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Il concetto di indigenza acquisisce valore storico e culturale di grande rilevanza, generando nello stesso luogo gli opposti di Miseria e Nobiltà: favelas, spazi interstiziali urbani o bidonville, roulotte o accampamenti tzigani; cumuli di materiali recuperati, piccoli rifugi/bunker o grotte di stracci. Tutto è reso perfettamente proporzionato nelle dimensioni e realistico nel mood polveroso, percepibile in particolare nel suggestivo “o vascio” napoletano, il vicolo con i panni sdruciti stesi sul filo e le sedie sui pavimenti pendenti, oppure nella variopinta favela sudamericana in cui le pareti, surrogate con teli di plastica, diventano paravento discreto dalle suggestive trasparenze. Infine l’ex opulenza di un’antica casa nobiliare, resa ugualmente misera da sporcizia, incuria, abbandono, con i colori smorzati da ragnatele e polvere, ci fa riflettere con tristezza sulla caducità della materia e della società.

L’installazione della mostra collettiva propone poi nuove idee e immagini di un design etico, una nuova idea di sostenibilità attenta all’uomo, all’ambiente, all’arte, riportandoci all’incanto di un benessere agiato e confortevole.

La mostra è stata organizzata in collaborazione con Oikos colore, materia per l’architettura.

www.oikos-group.it

www.undo.net/it/mostra/189563

www.abitare.it

 

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Posted by on apr 19, 2015 in Blog | 0 comments

I CAMPI DI COLORE DI KENNETH NOLAND

I CAMPI DI COLORE DI KENNETH NOLAND

 

La mostra dedicata a Kenneth Noland, da pochi giorni conclusa alla Galleria Cardi di Milano, ha rappresentato per tutti gli appassionati di arte e di colore, una delle rare occasioni di vedere le opere dell’artista statunitense in Italia.

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Noland nasce nel North Carolina dove frequenta un’importante scuola d’avanguardia, il Black Mountain College. E’ qui che studia con Josef Albers e “da lui – dice Noland – viene il mio interesse per l’interazione tra i colori”. Forme pure, cerchi concentrici come bersagli, poligoni e brillanti campi di colore: questa la sua cifra stilistica. COLOR FIELD è in effetti la definizione con cui si indica lo stile astratto e geometrico di Kenneth Noland: i dipinti, quasi sempre di grandi dimensioni, spesso realizzati su tele sagomate a forma di poligono irregolare, sono suggestivi esempi di interazione cromatica tra le diverse aree che li compongono.

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L’esposizione che la Galleria Cardi ha dedicato a Noland era composta da dieci acrilici quasi tutti degli anni Settanta tra cui Via bound (1970), tela orizzontale larga quasi 5 metri in cui i colori, disposti in fasce parallele, interagiscono tra loro in un movimento sia orizzontale sia verticale, fino alla sottilissima striscia posta al culmine. Acute (1977) e To stay (1978) sono esempi tipici di tele sagomate con la parte centrale monocroma e sottili fasce di colore ai margini. Call (1973) è invece un quadro a forma di rombo tratto dal ciclo Plaid, così chiamato per la trama a linee incrociate. La mostra si chiude infine con un “bersaglio” del 1958, tema ricorrente nell’opera di Noland e che l’ha fatto conoscere agli inizi della sua carriera.

 

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