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Posted by on apr 26, 2015 in Blog

MISERIA E NOBILTA’ CONVIVONO NELLO SFARZO BAROCCO DI PALAZZO LITTA A MILANO DURANTE LA SETTIMANA DEL DESIGN

MISERIA E NOBILTA’ CONVIVONO NELLO SFARZO BAROCCO DI PALAZZO LITTA A MILANO DURANTE LA SETTIMANA DEL DESIGN

 

Durante il Design week milanese, teatro di creatività e innovazioni all’insegna dell’abbondanza e del consumismo appena scalfito dalla crisi, ci ha emozionato l’inusuale tema dell’estetica della miseria nella mostra “Aesthetics of Misery” (nell’ambito della collettiva trasversale sul tema dei materiali da progettazione “A Matter of Perception: Products & Materials”).

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Nei magnifici saloni del seicentesco palazzo Litta, con un contrasto stridente seppure armonioso, il percorso della mostra lascia scoprire i temi della precarietà e della decadenza attraverso i modelli di 16 scenografie sociali dal forte impatto emotivo, realizzati dagli studenti del primo anno del Laboratorio di Design degli Interni (Scuola del Design del Politecnico di Milano) tenuto da Michele De Lucchi e Andrea Branzi.

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Straordinario e provocatorio e’ l’approccio didattico su un tema spesso espresso in arte, cinema e letteratura ma estraneo alla cultura del Design: analizzare il deteriorarsi della materia nel tempo, partendo dai bisogni primordiali dell’uomo che nella miseria riesce a creare ripari temporanei ma funzionali, con la creatività generata dalla necessità del vivere quotidiano, per noi originale fonte di ispirazione progettuale.

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La drammaticità del tema della povertà viene espresso ed evocato attraverso materiali, colori e dettagli costruttivi, realisticamente realizzati a mano, senza l’aiuto di tecnologie avanzate. I materiali sono stati abilmente deteriorati e invecchiati dal tempo, spesso con brutale realismo, esponendoli all’acqua o a processi chimici forzati che hanno ricreato i colori giusti. Il legno bruciato, il metallo arrugginito, il tessuto sdrucito, sono ricoperti da un inesorabile velo di sporcizia che trasmette incertezza, decadenza, precarietà: fango, polvere, fuliggine in tutte le struggenti gradazioni dei grigi, potenziate da una sapiente illuminazione.

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Il concetto di indigenza acquisisce valore storico e culturale di grande rilevanza, generando nello stesso luogo gli opposti di Miseria e Nobiltà: favelas, spazi interstiziali urbani o bidonville, roulotte o accampamenti tzigani; cumuli di materiali recuperati, piccoli rifugi/bunker o grotte di stracci. Tutto è reso perfettamente proporzionato nelle dimensioni e realistico nel mood polveroso, percepibile in particolare nel suggestivo “o vascio” napoletano, il vicolo con i panni sdruciti stesi sul filo e le sedie sui pavimenti pendenti, oppure nella variopinta favela sudamericana in cui le pareti, surrogate con teli di plastica, diventano paravento discreto dalle suggestive trasparenze. Infine l’ex opulenza di un’antica casa nobiliare, resa ugualmente misera da sporcizia, incuria, abbandono, con i colori smorzati da ragnatele e polvere, ci fa riflettere con tristezza sulla caducità della materia e della società.

L’installazione della mostra collettiva propone poi nuove idee e immagini di un design etico, una nuova idea di sostenibilità attenta all’uomo, all’ambiente, all’arte, riportandoci all’incanto di un benessere agiato e confortevole.

La mostra è stata organizzata in collaborazione con Oikos colore, materia per l’architettura.

www.oikos-group.it

www.undo.net/it/mostra/189563

www.abitare.it

 

2 Comments

  1. ottimo commento a una mostra che, dopo il tuo articolo, mi rammarico di non essere riuscita a vedere!

  2. la mostra ho messo in rilievo un’architettura spontanea che si forgia dalle esigenze di un riparo fino alla creazione di “comfort” elementari con un design sempre diverso secondo i luoghi e paesi e sempre riconoscibile. Un bel lavoro di riflessione.

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